Sulle spalle di capitan Dzeko la crescita della Roma. Un gigante che non sa solo segnare

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La Roma è in netta ripresa, una crescita che passa soprattutto dai piedi (e dalle spalle) di Edin Dzeko. Il 2020 sta finalmente regalando qualche gioia ai giallorossi, dopo un inizio molto complicato. Un trend in ascesa che vede come protagonista principale il gigante bosniaco, autentico trascinatore della squadra di Paulo Fonseca.

Non solo gol

Le ultime due gare disputate dalla Roma, entrambe concluse con una vittoria, dimostrano quanto Dzeko sia determinante per la manovra offensiva romanista. L’ex Manchester City è ormai da diversi anni il marcatore principe dei giallorossi, ma la discreta media realizzativa non è l’unica dote del bosniaco. Dzeko infatti si sta dimostrando un attaccante che non si esalta solo a tradurre in gol le azioni della squadra, ma anche ad esserne parte integrante come rifinitore.

La sfida contro il Gent, valida per l’andata dei sedicesimi di finale di Europa League, è emblematica in questo senso. Al minuto 13’ Dzeko ha vestito i panni del suggeritore servendo con i giri contati Carles Perez, che ha segnato il gol della vittoria. Dzeko centravanti di manovra dunque, in grado di ricoprire più ruoli nel copione offensivo romanista. Un eclettismo mostrato anche in campionato contro il Lecce. In occasione del vantaggio di Under, ha tenuto occupati i difensori salentini consentendo a Mkhitaryan di mettere il turco solo davanti a Vigorito. Il 2-0 dello stesso Mkhitaryan è arrivato da un assist di Dzeko, che ha impreziosito ulteriormente la sua prova con la rete del 3-0. L’ennesima prestazione “totale” del bosniaco, che in più di un’occasione sacrifica il suo livello di lucidità negli ultimi metri per partecipare attivamente alle azioni d’attacco della Roma. Un elemento perfetto per il gioco corale e offensivo di Fonseca.

La svolta con la fascia di capitano

Il 2020 di Dzeko è stato segnato da un evento particolarmente significativo: la promozione a capitano della Roma dopo la cessione di Florenzi in prestito al Valencia. Una responsabilità che avrebbe potuto spaventare il giocatore, finito in un pantheon di mostri sacri come Giuseppe Giannini, Francesco Totti e Daniele De Rossi. Il bosniaco ha invece accolto questa possibilità come meglio non poteva, mostrando fin dalle prime partite il suo ruolo di leader.

Innanzitutto, la fascia ha fatto da spartiacque nella stagione di Dzeko sul piano realizzativo. Con i gradi di capitano, l’attaccante ha messo a segno 5 gol in 6 partite di campionato (nelle precedenti 19 erano state 7 le sue reti). Inoltre ha mostrato tutta la sua personalità anche fuori dal campo, strigliando la squadra dopo prestazioni non all’altezza. Al termine della gara persa per 4-2 contro il Sassuolo, il nuovo capitano romanista non ha avuto peli sulla lingua: “Nel primo tempo non ci siamo stati: si può dire che non siamo stati da Serie A. Dobbiamo dare tutti qualcosa in più”.

Parole forti che hanno avuto un effetto positivo sulla squadra, come hanno dimostrato le gare successive. Dzeko dunque sta dimostrando di meritarsi le chiavi dello spogliatoio della Roma, oltre a fare sempre più parte della storia del club (è arrivato a quota 102 gol in giallorosso, agganciando un idolo dei tifosi come Vincenzo Montella).