Mare, lago, piscina. Dove si nuota meglio?

nuotare al mare
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Lo stesso sport può richiedere sforzi atletici diversi in base all’ambiente in cui lo si pratica

Se durante le vacanze avete provato a fare una nuotata al mare, una nuotata vera, e siete abituali frequentatori della piscina, avrete certamente colto delle importanti differenze tra l’uno e l’altro allenamento. Lo stesso atto, nuotare, cambia, e non di poco, in base al contesto in cui lo si fa. Non a caso il nuoto in acque aperte non sempre viene praticato dai nuotatori in vasca, e viceversa. Si tratta di allenamenti piuttosto diversi. Ma quali sono, nello specifico, le differenze tra nuotare al mare, al lago, o in una piscina?

Ultimo aggiornamento il 5 Dicembre 2019 22:31

Nuotare al mare o in piscina?

Nuotare al mare. Spesso risulta faticoso, e le ragioni sono molteplici. Innanzitutto, la presenza del sale in acqua, che, pur avvantaggiando il galleggiamento, aumenta la resistenza. Dunque, la stessa distanza percorsa in mare o in piscina richiede tempistiche e impegno fisico diverso. Ma il sale ha anche un altro svantaggio: crea attrito con la pelle, e rende gli sfregamenti (cosce, ascelle, bordo del costume) irritanti. Non a caso, gli atleti di open water si cospargono di vasellina nei punti critici. Ancora, in mare ci sono onde e correnti, che richiedono al nuotatore di alterare i movimenti classici, impedendone la regolarità e obbligando ad adeguarsi al momento. La temperatura dell’acqua non è stabile, ed è mediamente più fredda di quella della piscina: ai muscoli, ai polmoni, al cuore è richiesto uno sforzo maggiore.

Ultimo aggiornamento il 5 Dicembre 2019 22:31

Infine, nuotare al mare priva di riferimenti spaziali: occorre orientarsi facendo appello alle proprie abilità, e calcolare le distanze intuitivamente. Tutti questi elementi rendono la nuotata al mare più complicata di quella in piscina. O, per lo meno, implicano che oltre a pensare al gesto atletico ci siano altri mille fattori da considerare. Incluso l’incontro con animali marini.

Nuotare al lago. La questione della temperatura dell’acqua nei laghi si fa ancora più impegnativa. Molto spesso infatti si tratta di ambienti piuttosto freddi. Inoltre, nell’acqua lacustre spesso prosperano piante che possono infastidire durante la nuotata. Come nel mare, mancano i punti di riferimento, e il colore mediamente più scuro del fondale rende la visuale subacquea difficile. Rispetto al mare però manca il sale, fattore che rende i movimenti più fluidi, ma allo stesso tempo riduce la capacità di galleggiamento. Le onde e le correnti possono essere presenti in questo ambiente.

Nuotare in piscina. Ciò detto, risulta evidente che allenarsi in piscina è più semplice e pratico (a meno che non si punti alla carriera nelle acque aperte). Le corsie bene evidenziate forniscono punti di riferimento costanti, si conosce l’ambiente perfettamente, non capitano imprevisti, non ci sono correnti, nemmeno nella piscina più affollata. Inoltre la temperatura dell’acqua è monitorata, e solitamente si aggira intorno ai 26°. La vasca è l’unico ambiente che permette di concentrarsi esclusivamente sui movimenti del corpo, ed è quindi probabile che se ne traggano i maggiori benefici. Per contro, il cloro e le sostanze che derivano dalle reazioni chimiche possono avere delle controindicazioni.